La pesca in Giappone dalle origini fino ad oggi.

La pesca in Giappone dalle origini fino ad oggi.

Essendo esso un’isola, la pesca in Giappone è diventata una delle principali attività per gli abitanti. In particolare, grazie alle correnti calde provenienti da Sud e quelle fredde provenienti da Nord, il plancton cresce più velocemente rispetto alle altre parti del mondo. È il plancton, infatti, la principale causa dello sviluppo dell’ enorme patrimonio ittico giapponese,  il quale corrisponde a circa 8000 specie di pesce. 

Dove si pesca in Estremo Oriente

La pesca in Giappone è talmente importante che l’alimentazione dei nipponici è basata sul pesce, il quale, per loro, ha un costo minore rispetto alla carne. Le zone più pescose sono quelle davanti all’isola di Kyushu, mentre le zone adibite alla lavorazione del pescato si trovano a Tokyo, a Nagasaki e sulla stessa isola di Kyushu.

Cosa si pesca in Estremo Oriente

I principali tipi di pesce pescati in Giappone sono i merluzzi, i tonni, le sardine, le aringhe e i salmoni. Però si aggiungono anche i crostacei e i molluschi.

L’inquinamento ed il suo impatto sulla pesca in Giappone

E’ importante dire che le zone pescose sono a rischio perché le coste giapponesi sono tormentate continuamente da tifoni e monsoni, i quali impossibilitano i pescherecci a salpare. Un altro fattore molto incidente sul settore primario nipponico è l’inquinamento, che rende impraticabile moltissima superficie utile. Pertanto, già dalla seconda guerra mondiale, le colture di frutti di mare e alghe (che sono un’importante fonte di proteine) hanno ricevuto un notevole impulso. Però, nonostante le avversità, la pesca in Giappone rimane la principale fonte di sostentamento.

Storia della pesca in Giappone

Dall’altra parte del mondo la pesca è stata sempre una delle attività più praticate. Sin dal periodo Heian (794-1185) gli aristocratici praticavano l’Ukai. Questa particolare tecnica di pesca prevede l’utilizzo dei cormorani per dare la caccia ai pesci nelle acque dolci. Essendo poco fruttuosa, però, l’Ukai venne abbandonata nel giro di poco tempo.

In seguito al periodo Heian la pesca in Giappone subì un grande incremento, fino alle 4.300.000 tonnellate di pescato nel 1936. Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale le tonnellate di pesce pescato si dimezzarono. Dopo la fine del conflitto il mercato ittico giapponese impennò dal punto di vista economico e produsse 10 milioni di tonnellate nel 1972. Al giorno d’oggi il Giappone vanta un secondo posto (dopo la Cina) nell’industria ittica mondiale.

Curiosità: la raccolta delle perle

Oltre alla pesca per soddisfare il bisogno alimentare il Giappone si dedica anche alla pesca delle ostriche per ricavarne le perle. Nell’antichità le donne, in particolare nella Baia di Omura, avevano il compito di estrarre le perle. Dal 1894 le ostriche vengono allevate soprattutto nei vivai di Toba.

Aziende giapponesi leader mondiali

Il Giappone può vantarsi di essere patria di due colossi della pesca. Il primo è Shimano, azienda in attivo nella produzione di attrezzature da pesca dal 1970, mentre dal 1921 nella produzione di biciclette. Il secondo colosso giapponese è Daiwa, famosa per i suoi mulinelli di cui abbiamo parlato nell’articolo relativo.

Caccia alle balene

One of eight minke whales caught in Japan’s whaling “for scientific research” off Kushiro in Hokkaido Prefecture, northern Japan, is unloaded at a local port on Sept. 5, 2015, on the first day of the controversial cetacean hunting. (Kyodo) ==Kyodo

Il 1 luglio 2019 cinque navi sono partite dal nord del Giappone per andare a caccia di balene. E’ importante sottolineare che non è una battuta di caccia a scopo scientifico, bensì a scopo commerciale. Da tre decenni il Giappone non cacciava in questo modo, però c’è da dire che nel 2014 è stato appurato dalla corte suprema dell’Aja che lo stato nipponico ha nascosto i fini commerciali dietro quelli scientifici in modo da ottenere l’autorizzazione e cacciare. Secondo quanto detto dal ministro Yoshihide Suga la caccia alle balene è stata approvata dal governo solo nelle acque territoriali del Giappone, e ciò la possiamo considerare, per lo meno, una cosa abbastanza positiva.

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